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Il termometro sui magazzini

Il termometro sui magazzini

Le tendenze e richieste del mercato degli immobili logistici

Termometro sui magazziniQuello degli immobili logistici è un mercato di crescente interesse e in rapida trasformazione per rispondere alle esigenze di un mercato di distribuzione sempre più globale e multicanale distributivo.

Il mercato immobiliare della logistica in Italia con uno stock di poco inferiore ai 13 milioni di mq. ha chiuso il 2016 con un andamento positivo, sostenuto soprattutto dall’interesse mostrato dagli investitori stranieri per il comparto in Italia e spinto dallo sviluppo dell’e-commerce e dalla ricerca di una maggiore ottimizzazione dei processi logistici distributivi.

I professionisti del magazzino si trovano ad affrontare una serie di cambiamenti che coinvolgono i processi di magazzini, centri di distribuzione e dell’intera supply chain al punto che una recente indagine svolta sullo specifico argomento, ha evidenziato che entro il 2018:

  • l’83% degli articoli in ingresso nei centri logistici avrà un codice a barre,
  • il 38% dei magazzini userà la tecnologia RFID
  • il 30% implementerà la reverse logistics. (Fonte: scenari-immobiliari.it)
  • I driver dello sviluppo della logistica immobiliare sono legati a tre fattori fondamentali:
  • in primo luogo dallo sviluppo dell’e-commerce, che registra elevati tassi di crescita anche in Italia e attiva una richiesta di spazi logistici necessariamente di maggiore qualità e di grandi dimensioni;
  • in secondo luogo alla ricerca di ottimizzazione dei processi da parte delle imprese e mirati ad aumentare la competitività della distribuzione e quella dei prodotti in generale;
  • infine, all’importanza crescente della riduzione dei tempi di consegna che riguardano ormai anche i prodotti alimentari.
  • Più capannoni di dimensioni contenute, prossime alle aree urbane, utili ad effettuare consegne in minor tempo possibile e con maggior frequenza. Lo sviluppo di nuovi spazi è realizzato soltanto su richiesta specifica di built to suit (sviluppo chiavi in mano di immobili realizzati su misura del cliente e poi dati in affitto) o pre-let (affittato prima di costruire).
Quale modello logistico per le PMI italiane

Quale modello logistico per le PMI italiane

Il modello logistico delle imprese italiane si differenzia da quello utilizzato da quelle di molti paesi europei, a causa delle caratteristiche delle PMI italiane.

Modello logistico per le PMI italianeTutti gli ultimi documenti, incluso il Piano della Logistica, approvato dal CIPE nel 2014 e i più recenti provvedimenti per il settore, sembrano voler confermare e affermare che la logistica è diventata un’attività strategica per l’intera economia nazionale. Nella vecchia Europa a 15 il nostro Paese si colloca al quarto posto come dimensione del mercato logistico con circa 60 miliardi di Euro; la Germania è al primo posto sfiorando i 130 miliardi, la Francia al secondo con 76 miliardi e la Gran Bretagna al terzo con 69 miliardi. La Spagna ha una fattura logistica pari a 29 miliardi di Euro.

Due sono gli aspetti che più caratterizzano il mercato italiano della logistica rispetto a quelli dei principali paesi europei:

  • lo scarso tasso di esternalizzazione delle attività logistiche
  • e, salvo poche imprese, la ridotta organizzazione e dimensione degli operatori del settore.

Si tratta di due aspetti estremamente legati ed intrecciati e che si rafforzano a vicenda. Nel nostro Paese solo il 15% delle attività logistiche viene terziarizzata, contro il 39% in Gran Bretagna, il 30% in Francia, il 27% in Germania, il 26% nei Paesi Bassi e il 21% in Spagna.

Al contrario, invece, deteniamo un primato nelle attività di trasporto che risultano terziarizzate per il 95%, contro il 94% della media europea e nella distribuzione 83% nel nostro Paese, rispetto al 65% della media europea.

In pratica in Italia vengono terziarizzate dalle PMI (Piccole e Medie Imprese) solo le attività più semplici e a minor valore aggiunto, mentre la “fascia alta” dei servizi logistici non viene terziarizzata, perché sostanzialmente non se ne comprende la valenza, ma anche per mancanza di operatori in grado di offrire soluzioni aderenti alle specifiche esigenze del mercato.

Alla radice delle carenze dal lato della domanda si trova certamente la dimensione caratteristica delle imprese industriali e della distribuzione che in Italia è assai minore a quella tipica dei maggiori paesi europei. Le piccole imprese esprimono una domanda di logistica guidata prevalentemente dall’esigenza di minimizzare i costi, piuttosto che da quella di migliorare la qualità della logistica. In altri termini, sono più condizionate dai fattori di competitività di breve periodo che da quelli di medio-lungo. Se le PMI sono scarsamente dotate di sistemi informatici e telematici standardizzati per la pianificazione delle attività logistiche, è improbabile che possano desiderare l’outsourcing logistico, nel timore di perdere il controllo dei processi produttivi.

Ancora molto diffuse sono le clausole di vendita “franco fabbrica” e di acquisto “franco destino”, che naturalmente esprimono una scarsa propensione a esercitare il controllo sui flussi di merci in uscita e in entrata.

La conseguenza di ciò è, tra l’altro, che le esportazioni e le importazioni delle PMI sono prevalentemente gestite dagli operatori logistici dei partner commerciali stranieri.

Costi della logistica troppo alti

Costi della logistica troppo alti

La soluzione viene dalla loro misurazione ed identificazione

Costi della logisticaUna corretta identificazione del costo logistico rappresenta ancora per molte aziende un tabù. Eppure si tratta di un costo strategico che può condizionarne pesantemente la competitività sui mercati di sbocco.

Definire l’incidenza del costo della logistica di una azienda non è un’operazione molto semplice. Si tratta infatti di valutare un elemento assai variabile in funzione di:

  • azienda
  • categoria merceologica
  • capacità manageriali
  • livello tecnologico e organizzativo
  • e infine, fatto non marginale, alle voci di costo prese in considerazione nel computo.

Stime condotte in Italia indicano un’incidenza della logistica sul fatturato compresa tra il 13 e il 31% in funzione della dimensione e della tipologia di impresa e della categoria merceologica presa in esame.

Incidenza dei costi logistici sul fatturato aziendale

SETTORE/ MERCEOLOGIA INCIDENZA %

COSTO LOGISTICO

INCIDENZA %

COSTO TRASPORTO

ENERGIA 20 6
CHIMICA 21 8
MECCANICA 13 3
ALIMENTARI 31 10
CARTA/GOMMA 19 5
MEZZI DI TRASPORTO 13 3
VARIE MANIFATTURE 15 4
MEDIA DIVERSI SETTORI MERCEOLOGICI 19 6

Fonte: www.confetra.org

Ovviamente il costo logistico totale varia da settore a settore industriale e, all’interno dello stesso, da azienda ad azienda. I principali fattori che influenzano tali differenze sono rappresentati da:

  • caratteristiche del prodotto
  • grado di internazionalizzazione
  • tipologia dei clienti
  • valore a metro cubo del prodotto
  • rapporto del peso per metro cubo.
  • le politiche adottate dalla direzione generale adottando acquisti speculativi e/o strategici,
  • livello di servizio al cliente e
  • ampliamento della gamma prodotti

Queste sono tutte scelte strategie che possono influenzare sostanzialmente i costi logistici. Inoltre la localizzazione geografica influisce sulla distanza che separa l’impresa dalle sue fonti di approvvigionamento e dai suoi mercati di sbocco. Infine i canali di distribuzione: la scelta del canale di distribuzione può avere notevole incidenza sui costi logistici d’impresa in particolare sui costi di trasporto e di mantenimento delle scorte.