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Halloween, una festività “da paura” anche per l’Italia

Halloween, una festività “da paura” anche per l’Italia

I numeri dimostrano che questa festività è sempre più popolare anche in Italia, e ha un grande impatto sull’economia del paese

Halloween in ItaliaNonostante si dica che è una festività tutta americana, questa tradizione fa parte anche della cultura italiana. Il termine Halloween deriva da “All Hallows’ eve”, ovvero la vigilia di tutti i Santi. L’origine di questa tradizione è celtica, secondo cui gli abitanti dei villaggi si travestivano da creature spaventose per rendersi meno desiderabili dagli spiriti erranti. Anche gli antichi Romani avevano adottato questa tradizione, che poi è andata persa nel tempo. In alcune regioni italiane però si ritrovano ancora tradizioni similari.

Da diversi anni questa festività è tornata più forte e viene celebrata con tutti i simboli tipici: i travestimenti, le zucche e il famoso “dolcetto o scherzetto”. E i numeri lo confermano. Nel 2017 infatti, erano 10 milioni gli italiani a festeggiare.

Impatto sull’economia e i trasporti

Queste tradizioni hanno un impatto forte sull’economia nazionale e anche sul mondo dei trasporti. Solo nel 2017, la spesa complessiva degli italiani per Halloween si è aggirata intorno ai 310 milioni di euro. Questa spesa include costumi, dolci e maschere, che vengono importati da diversi paesi. Tra i principali paesi da cui l’Italia importa queste merci, troviamo al primo posto la Cina, con oltre la metà di tutto l’import di questo settore, per un valore di 14 milioni di euro in 6 mesi (il 58,6%), in crescita ogni anno del 16,4%. Seguono poi Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito.

Anche l’Italia è protagonista nell’export di oggettistica per feste: la destinazione principale è la Francia, per 2,2 milioni di euro, 1,8 milioni per la Germania, 1,6 milioni per gli Stati Uniti e 1,2 milioni per Hong Kong.

Produzione ed export record di zucche italiane

Ma l’Italia ha un altro ruolo importante. Con il crescere della tradizione di Halloween è cresciuta anche la produzione di zucche, che ha raggiunto i 40 milioni di Kg all’anno. Anche l’export di zucche ha visto nel 2018 un aumento record del 19%. A testimonianza dell’impatto di questa festività sull’economia italiana, e specialmente sul settore agricolo, la vendita di zucche tende a triplicarsi nella settimana precedente a Halloween. Le zucche vengono utilizzate sia come ingrediente in cucina e per ricette di Halloween, che come decoro. Nel 2017, infatti, il 35% degli italiani ha intagliato una zucca per decorare la casa.

Guardate qui l’infografica che abbiamo preparato in occasione di Halloween.

E voi, come festeggerete quest’anno?

Fonte dati: Coldiretti, Codacons, Confesercenti

Leadership di costo o leadership di servizio?

Leadership di costo o leadership di servizio?

La logistica delle merci deve incentrarsi sul fornire nuovi servizi a valore aggiunto

leadership di costo o di servizioLa relazione esistente tra livello di servizio e costo logistico è certamente il punto di partenza per ogni azienda per affrontare il suo posizionamento competitivo nei diversi mercati di sbocco commerciale e, di conseguenza, per poter fissare il corretto rapporto tra qualità del servizio e condizioni tariffarie. In questo senso risulta centrale l’ascolto del cliente, al fine di verificare le possibili aree e azioni future che possono portare ad un sensibile miglioramento del servizio (intervento di efficacia e miglioramento della qualità) oppure a minimizzare l’incidenza del costo logistico (interventi di efficienza).

Per rendere ancora più evidente la stretta relazione esistente tra livello di servizio e costo logistico, il concetto di leadership di costo intende fornire lo specifico prodotto o servizio al prezzo più basso possibile senza compromettere la qualità della prestazione logistica; mentre la leadership di servizio mira a differenziarsi e affermarsi sul mercato con la massima qualità e personalizzazione del servizio.

Certamente la logistica delle merci, nel corso degli ultimi anni, ha registrato un forte ripensamento del rapporto tra fornitore di servizi logistici e azienda, che non è più basato sulla capacità di risparmiare sui costi di trasporto, ma si sviluppa, secondo FERCAM, attraverso una maggiore sincronizzazione delle varie fasi che compongono la catena della logistica, in modo da fornire nuovi servizi ad elevato valore aggiunto, dove regolarità, tutela del prodotto e sicurezza del servizio, servizi door to door e soluzioni personalizzate misurano la qualità e la scelta dell’operatore.

Come si progetta un sistema di material handling?

Come si progetta un sistema di material handling?

Ci sono molti elementi da considerare nel progettare un sistema di movimentazione e stoccaggio delle merci

Sistemi material handlingUna corretta progettazione della soluzione di logistica di magazzino ha la necessità di procedere per fasi, ricercando le connessioni, gli schemi logici, la struttura e gli elementi di cui si compone (attrezzature e mezzi di movimentazione). Queste fasi esistono sempre, sia che avvengano in periodi temporali differenti, siano gestite da persone o funzioni aziendali diverse, o se siano effettuate senza analizzare la possibile scindibilità concettuale, come molto spesso accade.

Per procedere a una buona progettazione del sistema di material handling bisogna disporre di una serie di informazioni quantitative e qualitative, in modo da fotografare tutta la realtà aziendale e, nello specifico, tutte le possibili situazioni operative nelle quali verrà utilizzata attrezzatura di movimentazione.

Progettare un sistema di movimentazione e stoccaggio delle merci significa innanzitutto stabilire quale sia il ruolo del magazzino nel sistema logistico aziendale. Per fare questo è necessario individuare preliminarmente, e prima di aver scelto il layout del magazzino, una serie di elementi come: modalità di movimentazione, logiche di immagazzinamento e di entrata e di uscita dei materiali, al fine di inserire la struttura in una realtà aziendale che oggi è in continuo mutamento. In questo contesto, è fondamentale fissare un livello di meccanizzazione ed eventuale automazione che sia adeguato al livello di servizio desiderato, al grado di selettività necessario per i vari prodotti in giacenza e al livello di affidabilità e disponibilità che si vuole ottenere dal magazzino. Nel tempo, una metodologia insufficiente può portato a realizzazioni errate, inutilmente dispendiose e difficilmente gestibili.

L’importanza di ripensare la rete distributiva di una azienda

L’importanza di ripensare la rete distributiva di una azienda

Sono diverse le esigenze aziendali che oggi spingono le aziende a cambiare la loro rete distributiva

Rete distributivaL’organizzazione del modello di rete distributiva in un’azienda può rappresentare un differenziale competitivo rispetto ai concorrenti. Una nuova rete distributiva deriva da diverse esigenze aziendali:

  • dalla necessità di allargare ed integrare una rete sempre più estesa e complicata da gestire;
  • dalla necessità di poter monitorare e tracciare ogni anello della catena logistica; dalla necessità di rendere più efficiente la catena logistica distributiva (alta incidenza dei costi logistici in rapporto al valore della merce);
  • ed infine per rispondere alla distanza logistica (ossia capacità di collegare in termini di tempo e costo due punti sul territorio, offrendo differenti soluzioni distributive).

Non esistono modelli o soluzioni distributive la cui validità non sia sottoposta alla verifica del tempo o evoluzione del business. Le aziende devono mantenere uno sguardo aperto alle novità, adottare un approccio asettico nelle valutazioni, saper distinguere dove esistono economie di scala interne e skill aziendali, e utilizzare la leva dell’outsourcing per la gestione di complessità, stagionalità e variabilità di volumi e nuovi mercati di sbocco commerciale.

Affrontando questo delicato tema, poniamo un quesito ai lettori del blog FERCAM e precisamente: che importanza ha e quali sono le costanti nell’organizzazione del modello di rete distributiva in una azienda?

Nuove infrastrutture logistiche nel traffico dei container

Nuove infrastrutture logistiche nel traffico dei container

I terminal container sono infrastrutture specializzate per il trasbordo di unità di carico da nave a trasporto terrestre

Infrastrutture trasporto containerIl punto centrale del servizio intermodale marittimo è il terminal container. È questo il luogo dove si verificano gli appuntamenti e i cambi di modalità per la trazione terminale terrestre. Si tratta di un’infrastruttura logistica specializzata nel trasbordo di unità di carico (contenitori, casse mobili, semirimorchi) da nave a modalità di trasporto terrestri o da treno alla strada e viceversa. Consiste in un’area attrezzata con due o più binari operativi e gru che permettono il trasbordo delle unita dalla nave e/o dal treno a un automezzo e viceversa. L’utilizzo delle tecniche intermodali avvicina a livello geografico e tariffario i terminal marittimi alle aree di presa e consegna.

L’attuale tendenza organizzativa nella gestione dei traffici containerizzati tende a privilegiare punti di interscambio collegati alla rete ferroviaria, su cui gravita un hinterland di traffico. Questi punti, conosciuti come inland terminal, sono dei poli di attrazione del traffico intermodale – nella specifica area geografica-commerciale – per la raccolta, la distribuzione dei contenitori pieni con automezzi stradali e per il deposito delle unità di carico vuote.

In caso di bacini di traffico di notevoli dimensioni può essere giustificata l’esistenza di più terminal relativamente vicini, posizionabili possibilmente nei baricentri dei sottobacini di traffico. Generalmente, però, un eccessivo e non giustificato ravvicinamento tra terminal comporta una serie di conseguenze che possono compromettere l’efficienza complessiva del trasporto combinato. Una rete di terminal troppo fitta territorialmente determina infatti la riduzione della concentrazione di carico sui treni, la diminuzione delle quantità movimentate nei singoli terminal, l’aumento dei costi di movimentazione e la riduzione degli effetti legati alle economie di scala del terminal.