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Per governare la Supply Chain è necessario monitorare tutta la filiera

Per governare la Supply Chain è necessario monitorare tutta la filiera

L’utilizzo di Key Performance Indicators permette di controllare l’efficacia della filiera

Monitorare la supply chainLa missione fondamentale della Supply Chain è quella di garantire il livello pianificato di qualità per il consumatore e il servizio per i clienti, avendo come obiettivo quello di minimizzare il “Delivered Goods Cost” e di assicurare il massimo livello di competitività sul lungo periodo. Il sistema funziona quando ognuna delle componenti tende al miglior risultato finale, ovvero al conseguimento degli obiettivi aziendali prefissati. Lo scopo e la funzione della creazione di “briglie” rappresentate dalla pianificazione operativa e dalla pianificazione strategica e di controllo è quindi quello di avere una visione globale, sistematica ed omogenea, trasversale rispetto alle funzioni, orientata al coordinamento ed al processo di pianificazione operativa e strategica.

Per governare la Supply Chain e il network di flussi fisici e di operazioni, oggi diventa fondamentale poter contare sulla disponibilità di un monitor integrato lungo tutta la filiera, con Key Performance Indicator (KPI) su più livelli: direzionale, per allineare il modello e le performance alle strategie; gestionale, per controllare la coerenza e l’efficacia dei processi chiave e con un taglio operativo, per misurare l’efficienza nelle operazioni. Un monitor efficace è anche uno strumento per simulazioni di scenari e di proiezioni.

Serbia: una porta di accesso ai mercati dell’est

Serbia: una porta di accesso ai mercati dell’est

Un territorio importante per connettersi verso altri mercati

serbia porta di accesso ai mercati dell'estGrazie alla sua posizione geografica al centro dei Balcani, la Serbia per FERCAM, operatore logistico multispecializzato, svolge un ruolo sempre più importante anche per l’accesso ad altri mercati come Montenegro, Macedonia, Kosovo e Repubblica di Bosnia-Erzegovina, oltre alle relazioni di trasporto verso Germania e Regno Unito e alle importanti opportunità verso il mercato russo. La Serbia, infatti, ha un ruolo strategico anche per le esportazioni verso Russia, Bielorussia, Kazakistan e Turchia, paesi con i quali mantiene accordi di libero scambio.

In particolare, l’assenza di barriere doganali e gli accordi di libero scambio tra Belgrado e Mosca hanno agevolato l’interscambio commerciale tra questi due paesi, specialmente considerando che la Serbia è esclusa dall’embargo russo. Inoltre la Serbia ha avviato il processo di adesione alla UE, che porterà ad una maggiore apertura del mercato e ad un più facile inserimento delle imprese europee nell’economia di questo Paese.

Queste sono le principali ragioni che hanno portato FERCAM alla scelta di aprire una nuova filiale a Belgrado, nel 2017. FERCAM si concentra da sempre al miglioramento e nel favorire la vicinanza territoriale ad aziende europee che hanno deciso di trasferire le loro produzioni in nuovi paesi. Attualmente la filiale offre servizi camionistici a carico completo e parziali per il general cargo e merci refrigerate e assistenza doganale. A medio termine si prevede un ampliamento dei servizi con il sistema intermodale strada-ferrovia.


Albania: un’opportunità di business logistico

Albania: un’opportunità di business logistico

Le caratteristiche di questo paese lo rendono particolarmente favorevole per le aziende italiane

Business logistico in AlbaniaL’Albania, come ha ricordato l’ambasciatore d’Italia a Tirana, Massimo Gaiani, rappresenta ”un ponte naturale per intervenire nella più larga area balcanica”. Sono oltre 600 le aziende italiane presenti in Albania, con una forte crescita che ha avuto inizio nel 2016. Studi effettuati dall’Istituto di statistica albanese hanno rilevato come nel 2016 le imprese a capitale italiano e le joint-venture italo-albanesi rappresentassero il 47% del totale delle imprese estere, in grado di generare il 25% del volume d’affari a capitale straniero e con un indotto occupazionale dell’8% su totale degli occupati.

Numeri a dir poco interessanti, che da soli spiegano la recente apertura di una nuova filiale FERCAM in Albania, a Tirana, specializzata nei servizi FTL (Full Truck Load) e LTL (Less Than Truck Load) da e per Albania e Macedonia nei collegamenti con l’Italia.

Edilizia ed energia sono tra i settori merceologici più importanti

I settori merceologici più interessanti degli investimenti italiani in Albania sono: edilizia, energia, settore agricolo e agroalimentare, infrastrutture, turismo, tessile e calzaturiero. In particolare, il governo albanese spinge sul settore energetico (elettricità e gas) e della trasformazione e conservazione dei prodotti agroalimentari.

Tra i punti di forza dell’Albania si possono considerare:

  • una posizione strategica al centro del Mediterraneo
  • l’accesso al resto dell’Europa Balcanica, la presenza di buona manodopera a costi contenuti
  • una buona tenuta dell’economia e compatibilità con il sistema produttivo italiano,
  • la diffusione della lingua italiana tra la popolazione locale
  • una pressione fiscale molto favorevole.

L’interscambio tra Italia ed Albania nel 2016 è ammontato a circa 2,2 miliardi di euro. L’Italia è nettamente il primo cliente dell’Albania, con il 54,57% di quota del volume delle esportazioni, in aumento rispetto al 2015 (50,87%); è anche il primo fornitore dell’Albania, con il 29,28% di share del volume delle importazioni. Secondo i dati del 2016, dopo l’Italia, di gran lunga primo partner commerciale, figurano la Germania (7,69%), la Cina (7,06%), la Grecia (6,90%), la Turchia (5,89%) e il Kosovo (2,72%).

(fonte dati statistici: www.infomercatiesteri.it ICE)

 

 

In logistica occorre un nuovo legame tra competenze e tecnologie

In logistica occorre un nuovo legame tra competenze e tecnologie

Le nuove tecnologie basate sulla rete internet permettono un migliore scambio di informazioni

Logistica legame tra competenze e tecnologieL’efficacia, l’efficienza e la strategicità delle prestazioni logistiche sono rafforzate e supportate dallo sviluppo di innovativi strumenti di comunicazione e informazione che permettono il coordinamento sia fisico che informativo tra i partner dell’outsourcing logistico e le parti coinvolte nel business, come fornitori o clienti. Un esempio evidente è rappresentato da internet, grazie al quale oggi le aziende possono realizzare nuove forme comunicative e di trasmissione di dati a distanza, a basso costo e in tempo reale, ottimizzando molte operazioni gestionali, come il trasferimento di documenti. Questo strumento, abbinato all’impiego dei sistemi informativi “web-based” per la gestione dei processi logistici, sistemi di identificazione automatica e sistemi wireless, permette il monitoraggio della merce viaggiante lungo tutto il percorso, fino all’arrivo della merce al cliente.

Tale rappresentazione si fa più complessa nel momento in cui la Supply Chain si ramifica a livello globale, rendendo più complicata la rete degli scambi, dove è fondamentale poter contare su nuove infrastrutture e attrezzature per rispondere alle diversificate esigenze di ordine operativo, amministrativo e normativo, in relazione, ad esempio, alla revisione delle strategie logistico-produttive o commerciali. Pertanto emerge in maniera più evidente la necessità di organizzare una rete logistica di supporto, attraverso la quale mettere in relazione quella fisica con quella informativa. In tale contesto, la logistica cessa quindi di essere considerata come una semplice funzione di trasporto e assume una valenza strategica, come elemento che contribuisce ad ottimizzare le performance dell’intera Supply Chain.

Quali sono le certificazioni per vendere i prodotti europei nei mercati islamici?

Quali sono le certificazioni per vendere i prodotti europei nei mercati islamici?

La certificazione Halal è necessaria per poter commerciare con questi paesi e le aziende devono attenersi a delle linee guida sulle sostanze contenute nei prodotti.

Certificazione halalPer l’accesso ai mercati Halal più importanti, quali Indonesia, Malesia, Singapore, Brunei, Sudafrica, etc., le aziende europee, e in particolare quelle italiane, devono avvalersi di una certificazione Halal valida e riconosciuta. Questi mercati infatti contano il 70% del giro d’affari del mercato mondiale Halal, che supera i 3 mila miliardi di dollari all’anno.

Nel mondo esistono 4.000-5.000 certificatori Halal, ma solo 90-100 di questi enti sono riconosciuti a livello internazionale. Le sostanze critiche che comprometterebbero lo status Halal dei prodotti, sono comunemente raggruppate per convenzione nelle seguenti macrocategorie:

  • animali carnivori e onnivori: tra cui suini, felini, rapaci e derivati
  • derivati degli animali che non siano stati macellati secondo il rito islamico (ad esclusione di latte, uova e miele);
  • alcol etilico/sostanze inebrianti;
  • insetti e derivati (es. E120);
  • asino domestico e derivati (ad esempio: il latte d’asina)
  • derivati dell’uomo (ad esempio: aminoacidi estratti da capelli);
  • sangue e derivati;
  • sostanze dannose per la salute umana.

L’elenco di sostanze critiche è da ritenersi come linea guida generale e le singole realtà aziendali presentano delle casistiche a se stanti, da valutare una volta avviato l’iter di certificazione e le necessarie procedure di analisi previste.

Il mercato dei prodotti Halal ha avuto nel tempo una crescita esponenziale. Questo è dovuto non soloo all’aumento demografico di fedeli musulmani in tutto il mondo e, in particolare, in Europa, ma anche dal continuo evolversi delle tecnologie industriali impiegate nei processi produttivi in tutti i settori merceologici e di servizi. Queste infatti aumentano la possibilità di contaminazione del prodotto finale che giunge ai consumatori.

Come e cosa influenza i costi della logistica nelle aziende

Come e cosa influenza i costi della logistica nelle aziende

Per determinare quanto la logistica incida sul fatturato aziendale, sono molte le variabili che devono essere considerate

Cosa influenza i costi logisticiDefinire quali sono i fattori che influenzano l’incidenza della logistica sul fatturato aziendale, non è un’operazione molto semplice. Si tratta infatti di valutare una serie di fattori assai variabili in relazione al settore industriale, alla tipologia, numero e posizionamento geografico di fornitori e clienti, alla strategia logistica, alle capacità manageriali, al livello tecnologico e organizzativo interno (solo per citare alcune variabili).

I principali fattori che influenzano tali differenze, sono:

  • le caratteristiche del prodotto: influenzano le principali voci dei costi in analisi, ad esempio il costo di trasporto e quello di mantenimento delle scorte, sono legati a parametri quali il valore del prodotto per metro cubo e il suo peso per metro cubo;
  • le politiche adottate dalla direzione generale: acquisti speculativi, livello di servizio al cliente, ampliamento della gamma prodotti, etc., sono strategie che possono influenzare sostanzialmente i costi logistici;
  • la localizzazione geografica: influisce sulla distanza che separa l’impresa dalle sue fonti di approvvigionamento e dai suoi mercati di sbocco;
  • i canali di distribuzione: la scelta di presidiare molti canali di vendita può avere notevole incidenza sui costi logistici d’impresa, in particolare sui costi di trasporto e di mantenimento delle scorte;
  • la configurazione del sistema logistico: localizzazione degli stabilimenti produttivi, dimensionamento rete distributiva, logiche distributive (livelli rete, flusso teso, etc.), i collegamenti tra i nodi della rete (trasporti) e la scelta tra continuare a gestire la logistica “in-house” o affidandola in outsourcing ad operatori logistici multi specializzati come FERCAM.

In materia di outsourcing e del suo impatto sulla determinazione dei costi logistici, si sottolinea l’importanza all’interno delle aziende di adottare un approccio asettico nelle valutazioni, sapendo distinguere dove esistono economie di scala interne e/o skill aziendali.

I servizi di logistica post-vendita: da costo a opportunità di business

I servizi di logistica post-vendita: da costo a opportunità di business

Una straordinaria arma di differenziazione e fidelizzazione della clientela, ma anche una opportunità per catturare nuovi segmenti di business.

Logistica post venditaOccorre innanzitutto precisare che parlare di logistica post vendita significa pensare e affrontare il tema della gestione degli imballi, del montaggio di apparecchiature dal cliente (come ad esempio il servizio offerto dalla Business Unit Home Delivery di FERCAM). Si tratta inoltre dei resi di prodotto che, per diverse casistiche, hanno la necessità di ritornare in azienda, ma anche del loro smaltimento a fine vita utile. È necessario quindi definire una metodologia e un modello operativo-organizzativo in grado di ottimizzare i costi dei nuovi servizi di logistica post-vendita e che in alcuni casi sono in grado di creare essi stessi una importante opportunità di sviluppo del business aziendale. Dalla risoluzione di questa problematica si apre quindi un nuovo capitolo per la logistica, chiamata a dare un nuovo contributo nella gestione della supply chain aziendale.

Le aziende faticano a monitorare, valutare e recuperare il valore perso dai prodotti a causa di danni, guasti, difetti e resi. I prodotti di ritorno all’azienda, indipendentemente dalla motivazione del rientro, hanno un impatto pesantissimo sull’immagine dell’azienda. Alcune stime condotte da alcune aziende di marchio hanno valutato un’incidenza vicina al 10% dei costi logistici totali, comprendendo le voci trasporto, operazioni di ricondizionamento e controllo.

In molti casi i motivi per cui le aziende italiane trascurano la logistica di ritorno, sono legati ad una molteplicità di fattori come:

  • la presenza di sistemi di gestione inadeguati,
  • fattori di costo
  • mancanza di competenze o inefficienze nell’organizzazione del personale interno.
Olanda: un esempio di industria logistica

Olanda: un esempio di industria logistica

Questo Paese è particolarmente sviluppato nei settori del terziario e nel commercio internazionale.

Olanda un esempio di industria logistica  Secondo la storica tradizione mercantile, l’economia olandese si fonda sul commercio internazionale. Il settore delle esportazioni è pertanto il maggiore settore economico di questo Paese. L’Olanda ha una rete di infrastrutture logistiche avanzata con porti, aeroporti e una fitta rete stradale, ferroviaria e fluviale, tanto che il settore del trasporto e della logistica rappresenta di gran lunga la prima industria del Paese in termini di volume d’affari. Non per altro il porto di Rotterdam è il principale terminal europeo e uno dei maggiori al mondo per transito di merci.

Oltre che nel settore delle esportazioni, l’economia olandese si distingue anche in altri settori del terziario, che rappresenta il 73% dell’economia, e in particolare, negli ultimi anni, grazie ad una nuova politica statale, anche quello dell’agricoltura, che rappresenta il 4% del Prodotto Interno Lordo, con produzioni di barbabietole, patate e fiori. Il settore terziario si distingue anche nell’attività finanziaria. Sono numerose, infatti, le imprese multinazionali nei settori degli elettrodomestici, delle bevande, delle assicurazioni e finanza e di saponi e prodotti per la pulizia che hanno deciso di insediare la loro sede nel territorio olandese grazie alla politica di riduzione delle imposte.

FERCAM è presente in Olanda dal 1982, con una propria filiale a Rotterdam. Nel corso del tempo, l’attività di FERCAM Netherland si è sviluppata, e oggi si propone come operatore logistico multi-specializzato, offrendo soluzioni personalizzate nella organizzazione del trasporto marittimo fino al porto di Rotterdam o del trasporto aereo fino a diversi aeroporti del Benelux, magazzinaggio e trasporto terrestre o intermodale fino alla destinazione finale nei vari paesi in Europa.

Esiste una definizione univoca di Logistica ?

Esiste una definizione univoca di Logistica ?

Esistono diverse definizioni di logistica, ognuna delle quali differisce per l’ampiezza di visione con cui viene considerata questa materia.

Secondo la definizione data dall’Associazione Italiana di Logistica (AILOG), logistica è “l’insieme delle attività organizzative, gestionali e strategiche che governano nell’azienda i flussi di materiali e delle relative informazioni dalle origini presso i fornitori fino alla consegna dei prodotti finiti ai clienti e al servizio post-vendita”. La International Society Of Logistics (SOLE) invece la definisce come “arte e scienza dell’organizzazione, della progettazione e dell’attività tecnica riguardante i requisiti, la definizione, la fornitura e le risorse necessarie a supportare obiettivi, piani ed operazioni”.

Si può affermare, quindi, che la logistica è la scienza del trasporto di prodotti da un luogo all’altro nei tempi previsti, in modo efficiente e al minor costo possibile, e comprende la gestione dei processi di scambio dei relativi dati e delle relative informazioni. Ma la logistica è prima di tutto una nuova cultura di impresa, che deve portare ad analizzare, progettare e agire con l’obiettivo di un risultato globale e non settoriale, con il diretto coinvolgimento di tutti gli attori presenti nella catena logistica.

 

Le nuove sfide per la logistica del canale moderno

Le nuove sfide per la logistica del canale moderno

La rete distributiva deve adattarsi all’aumento di punti vendita della GDO

Logistica del canale modernoLa progressiva apertura di nuovi punti vendita da parte della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) – in particolare nelle strutture di prossimità al consumatore, con una superficie variabile tra i 200 ed i 300 m2 – hanno radicalmente modificato le logiche di distribuzione dei prodotti dai CeDi ai punti di vendita finale. Il flusso teso, ossia la consegna diretta dal Centro di Distribuzione al punto vendita, è diventata la soluzione per rendere efficiente la logistica distributiva e nel contempo ha ridotto il ruolo strategico dei depositi periferici attraverso cui transitano quote sempre decrescenti di prodotto finito.

In questo scenario: la soluzione ottimale consiste sempre di più nel gestire e controllare direttamente il servizio ai grandi clienti, affidando le consegne ai rimanenti punti di vendita ad operatori logistici terzi.

Per servire i punti di vendita medio-piccoli le grandi catene della GDO hanno costituito dei poli periferici regionali affidando la distribuzione ad operatori logistici pluriregionali nelle aree di competenza. La creazione dei poli periferici è stata essenziale per minimizzare l’impatto sulla clientela nel passaggio da un servizio gestito direttamente ad uno completamente terziarizzato. I risultati raggiunti hanno determinato una riduzione dei costi di distribuzione fisica ed un miglioramento della flessibilità del servizio con notevole riduzione del lead-time tra il ricevimento dell’ordine e la consegna.

La supply chain della mela

La supply chain della mela

La mela richiede una catena del freddo garantita, dove la logistica ha assunto un ruolo centrale per poter commercializzare i prodotti nei differenti mercati e canali di vendita.

Supply chain della melaNegli ultimi anni la filiera di produzione della mela italiana ha avviato un’azione di riposizionamento sul mercato volta a riorganizzare e centralizzare il processo decisionale della produzione; internazionalizzazione finalizzata all’ingresso in nuovi mercati e forte differenziazione dei prodotti, non solo come varietà ma anche con soluzioni e servizi a valore aggiunto, come prodotti pronti al’uso (ad esempio succhi e composte di frutta). In questo nuovo scenario, la logistica ha assunto un ruolo chiave per posizionare i prodotti nei differenti mercati e canali di vendita. Le modalità di distribuzione della mela variano a seconda dei tre canali di vendita, rappresentati da:

  • mercati ortofrutticoli
  • Grande Distribuzione Organizzata
  • mercati esteri.

La supply chain della mela

La raccolta delle mele, che un tempo era effettuata soltanto con l’ausilio di scale, oggi è resa più agevole dall’uso di attrezzature per la movimentazione come transpallets e scivoli e da forme di coltivazione che, privilegiando un’altezza ridotta delle piante, permettono la raccolta a mano da terra. Solitamente sono necessari almeno due passaggi nel terreno affinché i frutti siano raccolti nella giusta fase della maturazione. Nella fase di distacco dei frutti e del loro posizionamento nei contenitori destinati alla raccolta, devono essere adottate tutte le precauzioni per evitare di provocare contusioni e ferite al frutto. Al fine di ottenere partite di prodotto omogeneo, le mele vengono direttamente selezionate in campo per calibro e per colorazione e poste in “bins” (contenitori in materiale plastico e/o legnoso delle dimensioni di un pallet). La pre-calibrazione, pur essendo ininfluente sulla qualità del prodotto, permette una gestione più elastica del magazzino, in funzione delle reali esigenze commerciali.

Il trasporto refrigerato è necessario in particolare nei lunghi percorsi e, nel caso di prodotto maturo, pronto al consumo. In tal caso la temperatura deve essere compresa tra 0 e 5°C. Nel periodo invernale, su certi percorsi, può essere necessaria la protezione da temperature inferiori al punto di congelamento (-1°C).

I consorzi di produttori e le catene di vendita per la conservazione della mela devono assicurare la freschezza dei prodotti con elevati costi energetici, perché questo alimento – ma in generale la frutta – sono legati ad una supply chain con temperatura controllata. Una catena del freddo ininterrotta con campi di temperatura variabili nel rispetto delle più rigorose norme HACCP di igiene, dal trasporto dei prodotti dalla raccolta nel campo, alla selezione, imballaggio e lavorazione fino al consumatore finale, è il presupposto per garantire al consumatore finale un prodotto assolutamente fresco.

Gli scenari futuri per la supply chain management

Gli scenari futuri per la supply chain management

Le aziende si trovano ad operare in un ambiente sempre più competitivo, per questo è fondamentale porre maggiore attenzione all’ottimizzazione della supply chain

Scenari futuri per la supply chain managementLa complessità dell’ambiente competitivo in cui le aziende si trovano ad operare sta crescendo rapidamente. Questo spiega chiaramente la crescente attenzione delle imprese alle problematiche di ottimizzazione della Supply Chain.

Nello sviluppo dei processi di Supply Chain Management occorre considerare cinque dimensioni principali in cui l’azienda deve evolvere e precisamente:

  • strategia
  • gestione dei processi
  • personale
  • tecnologie

L’azienda deve evolversi in modo omogeneo in tutte queste dimensioni per poter raggiungere i livelli di eccellenza desiderati ed imposti dai nuovi scenari di competitività sui mercati internazionali.

In linea generale, la struttura della Supply Chain dipende dalla struttura produttiva dell’azienda e dal settore di appartenenza. Negli ultimi tempi però ha subito profonde trasformazioni a causa dei cambiamenti dell’ampiezza e dell’accessibilità dei mercati, del numero degli attori presenti e della forte evoluzione della domanda. La struttura della Supply Chain che emerge dagli scenari sopra delineati è più complessa di quella tradizionale e introduce diverse problematiche in tutto il ciclo di vita del prodotto:

  • sincronizzazione ed integrazione operativa
  • comunicazione e gestione
  • condivisione delle conoscenze
  • forte focalizzazione sugli obiettivi finali.

L’adozione di piattaforme e sistemi di e-business si presta potenzialmente a superare molti di questi problemi, ma spesso non risulta di facile implementazione all’interno delle aziende, sia dal punto di vista tecnico che operativo.

La forte caratterizzazione data dalla integrazione della Supply Chain su una catena del valore che tende ad allungarsi, richiede la stabilità del rapporto cliente-fornitore e un forte coinvolgimento dei singoli fornitori, finalizzato al risultato complessivo. Ritorna quindi ad imporsi un modello di rapporti stretti tra cliente e fornitori a vari livelli – tra cui un ruolo decisivo viene assolto dagli operatori logistici – relazioni che si devono basare su una partnership solida e duratura, la cui corretta gestione diventa un fattore critico di successo, in uno scenario nel quale il modello, le tecniche di gestione e le metodologie di intervento devono essere fortemente condivise e pensate.

Logistica del settore fashion: una filiera internazionalizzata con risposte veloci

Logistica del settore fashion: una filiera internazionalizzata con risposte veloci

Un settore in continua evoluzione che necessità di provider logistici che sappiano rispondere alle necessità di un settore in rapida trasformazione

Logistica fashionLa logistica nel settore della moda è attraversata da profonde trasformazioni, date da diversi fattori, come

  • l’aumento della distanza tra i luoghi di produzione e di distribuzione del prodotto finito
  • l’aumento del numero di collezioni per assicurare ai clienti una scelta più ampia e per stimolare le vendite
  • dalla produzione e distribuzione che devono essere sempre più veloci e internazionalizzate, secondo la logica del “quick response”.

In conseguenza della radicale trasformazione del contesto operativo, le aziende del settore fashion tendono sempre di più ad appoggiarsi a provider logistici esterni in quanto la distribuzione, intesa come consegna, gestione del reso, etc. è sempre più strategica. A questi fattori si sono aggiunti anche una forte attenzione alla qualità del servizio e, specialmente, l’introduzione di nuove formule di vendita: pensiamo ad esempio al successo dell’e-commerce. Questi cambiamenti hanno una forte incidenza per il settore della moda, un settore che si caratterizza da sempre per l’elevata incidenza dei costi logistici, stimabile secondo fonte AT Kearney attorno al 23%.

Sono numerosi i pre-requisiti necessari per sviluppare una partnership tra aziende della moda ed operatori logistici:

  • specializzazione e conoscenza del prodotto
  • possibilità di una affidabile e forte integrazione informatica
  • importazione e gestione delle materie prime;
  • integrazione con conto-lavoristi esterni;
  • gestione dei campionari e degli outlet;
  • gestione specifica del reso commerciale e degli articoli con forte stagionalità;
  • gestione doganale (magazzino doganale e fiscale);
  • elasticità nella gestione delle oscillazioni stagionali dei volumi di prodotto trattati;
  • capacità di pianificazione dei processi logistici e attenzione maniacale ai dettagli, alla qualità e tutela del prodotto;
  • attività a valore aggiunto, stiratura, riparazioni, collaudo, controllo qualità dei capi;
  • spedizioni aeree e marittime.
Ci vogliono arte, esperienza e passione per gestire la logistica delle opere d’arte

Ci vogliono arte, esperienza e passione per gestire la logistica delle opere d’arte

Trasferire capolavori e opere d’arte per gli operatori specializzati in questo ambito è una attività particolarmente complessa dal punto di vista operativo, ma anche da quello burocratico.

Trasporto opere d'arteFine arts handler – è questa la denominazione internazionale per definire le mansioni degli operatori specializzati nella movimentazione di opere d’arte, che nel nostro Paese generano un fatturato di circa 40 milioni di Euro.

Il trasporto di opere d’arte è un comparto complesso e altamente specialistico, dove nulla può essere lasciato al caso e in cui è fondamentale prestare la massima attenzione, anche agli aspetti operativi e burocratici. Infatti, normalmente le opere d’arte movimentate hanno un valore inestimabile.

Entrando negli aspetti tecnico-operativi, le spedizioni si riferiscono solitamente a oggetti fragili, di elevato valore e che necessitano di automezzi e depositi climatizzati per la custodia temporanea, con gradi di temperatura e umidità monitorati costantemente. Inoltre può trattarsi anche del trasferimento di capolavori di grandi dimensioni, che richiedono imballaggi personalizzati.

Gli operatori specializzati nella logistica dell’arte impiegano tecnici altamente specializzati e qualificati, in grado di installare qualsiasi tipologia di opera d’arte con la massima sicurezza. Il settore arte è un settore “di nicchia”, in cui sono nati operatori specializzati per offrire esclusivamente questo servizio. La massima puntualità e precisione sono assicurate dall’efficienza di uomini abituati a gestire trasporti dedicati per delicatezza, sicurezza e complessità e dalle competenze di esperti per seguire l’allestimento di mostre di rilievo.

È proprio la completezza del servizio che ha permesso agli operatori più strutturati di seguire trasporti straordinari e di allestire mostre di primo piano in Italia e nel mondo.

Per il comparto dello sport system la logistica è un must

Per il comparto dello sport system la logistica è un must

Produzione e assemblaggio nello sport system sono stati de-localizzati, ma il cuore creativo e il cervello logistico-organizzativo delle aziende sono rimasti in Italia.

Comparto dello sport systemGli elementi fondamentali nell’organizzazione della logistica di attrezzature e abbigliamento sportivo sono tre:

  • la flessibilità, intesa come capacità di risposta in tempi rapidi al mutare delle condizioni e delle strategie,
  • le performance elevate, in ragione delle peculiarità del prodotto con forti picchi di stagionalità – tipici della componente fashion
  • la capacità di monitorare costantemente risultati e costi

In questo settore, globalizzazione e internazionalizzazione sono tematiche mature e consolidate. La delocalizzazione produttiva ha segnato per lo sport system il passaggio da un ciclo manifatturiero lungo a reti corte, con un’azienda capofila e una rete di fornitori nelle aree limitrofe, a un ciclo manifatturiero corto a reti lunghe, con fornitori internazionali e mantenimento in Italia di poche fasi della produzione. Questa trasformazione ha reso indispensabile la creazione di vere e proprie reti logistiche, sia per i flussi di merci in entrata che per quelli in uscita.

In una fase successiva, le reti logistiche si sono spostate all’estero e oggi i marchi dello sport system richiedono il presidio della catena del valore dal sito di produzione ai paesi di consumo, senza transitare per l’Italia.

Le esigenze di innovazione in termini di processo e struttura dell’offerta nell’erogazione del servizio logistico all’interno di questo comparto, hanno portato inevitabilmente dei cambiamenti nelle caratteristiche e nelle performance dei servizi logistici.

Si sono registrati:

  • un innalzamento del livello qualitativo della prestazione logistica;
  • una maggiore attenzione alle componenti legate alla tempistica;
  • una costanza e mantenimento di adeguati standard qualitativi della prestazione;
  • una forte personalizzazione del servizio logistico;
  • una progressiva apertura dell’ampiezza dei servizi richiesti;
  • la progettazione e realizzazione di prestazioni logistiche che consentano un equilibrato rapporto tra efficiente ed efficacia della prestazione;
  • la necessità di formulare offerte secondo unità di misura e/o centro di costo personalizzato dell’azienda committente.