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La limitata capacità dei terminal intermodali si ripercuote sui trasporti

La limitata capacità dei terminal intermodali si ripercuote sui trasporti

A causa della limitata capacità dei terminal intermodali, le aziende di trasporto hanno difficoltà ad assicurarsi l’entrata delle unità di carico negli stessi, che sono spesso congestionati. Sono infatti numerosi i fattori che influenzano la capacità di un terminal intermodale, rendendo meno efficiente per il cliente la modalità di trasporto intermodale.

limitata capacità dei terminal intermodaliLe caratteristiche dei terminal ferroviari

La capacità teorica di un terminal intermodale è condizionata innanzitutto dal numero massimo di treni programmabili al giorno. Da misurazioni effettuate nei principali terminal nazionali si constata che ogni binario operativo (di almeno 550-600 metri) può gestire al massimo 3-4 di treni al giorno, a cui corrispondono circa 90-120 carri ferroviari.

Risulta difficile definire la capacità di un terminal solamente considerando le sue caratteristiche dimensionali, infrastrutturali e di esercizio ferroviario. Queste ultime possono infatti dare esclusivamente dei valori di riferimento minimi e massimi raggiungibili da una infrastruttura di interscambio.

I principali fattori interni che condizionano la capacità di un terminal intermodale sono:

  • numero e capacità dei gate di ingresso al terminal;
  • aree disponibili per lo stoccaggio delle unità di carico;
  • capacità di handling;
  • contemporaneità di servizio;
  • numero di addetti;
  • numero e potenzialità dei binari operativi;
  • tempo medio per le operazioni di carico e scarico delle unità di carico;
  • tempo medio di sosta dell’unità di carico;
  • tipologia di unità di carico intermodali gestite nel terminal: container, cassa mobile e semirimorchio

Come ne risente il servizio offerto dalle aziende di trasporto?

Come conseguenza della capacità limitata dei terminal ferroviari, le aziende di trasporto trovano difficoltà a far entrare le unità di carico negli interporti che sono congestionati a causa di infrastrutture sottostimate rispetto alla necessità del mercato. Risulta pertanto difficile per le aziende di trasporto assicurare i vantaggi derivanti dall’utilizzo del trasporto intermodale ai propri clienti, che si aspettano infatti una maggiore convenienza e rapidità dall’utilizzo di questa modalità di trasporto. Il trasporto intermodale è inoltre una scelta più sostenibile rispetto alla modalità “tutto strada”.

Le ferrovie cargo corrono con i privati

Le ferrovie cargo corrono con i privati

In uno scenario europeo negativo per il trasporto merci su ferrovia, sono le imprese private a registrare un miglioramento del traffico

Ferrovie Cargo Corrono con i PrivatiPer superare il gap di competitività che vede l’Italia fanalino di coda dei Paesi europei con una quota ferroviaria che oscilla attorno al 7% (fonte: Ministero dei trasporti- MIT) bisogna fare in modo che le imprese ferroviarie possano giocare un ruolo da protagoniste in uno scenario in movimento, come lo è quello della logistica nelle moderne economie industriali. Occorre intervenire per la realizzazione degli investimenti necessari alla standardizzazione e razionalizzazione operativa dei processi di funzionamento ferroviario, che sono stati finora basati su logiche quasi esclusivamente nazionali. Questo ha portato le linee ferroviarie principali utilizzate nel trasporto merci in classe D4 (22,5 ton per asse). Segnaliamo che in Europa, la Germania sta già lavorando per portare le principali linee dove passano le merci a 25,00 ton per asse.

Analizzando i dati Eurostat si rileva che la domanda di trasporto ferroviario è calata in buona parte dei Paesi europei, tranne in quelli in cui l’investimento in infrastrutture e servizi è stato costante. In Europa gli investimenti pubblici nelle infrastrutture di trasporto sono in caduta libera a partire dalle fine degli anni Settanta. Infatti, se a metà degli anni settanta gli investimenti per le reti terrestri di trasporto erano pari all’1,5% del prodotto nazionale lordo comunitario, nel 2008 tale valore era praticamente dimezzato, con una incidenza che sfiorava lo 0,8%.
Bisogna altresì sottolineare che le previsioni di crescita della domanda di trasporto in Europa sono state disattese dai risultati registrati nei singoli Paesi con una perdita di quote di traffico da parte del trasporto su ferrovia.

La crisi del trasporto ferroviario cargo ha registrato un calo del 45% dal 2007 al 2014 e leggeri segnali di ripresa solo nel 2015. In un quadro così negativo per il comparto si registrano però le ottime performance delle imprese ferroviarie private che hanno visto crescere il traffico merci. Nello specifico (sempre secondo la fonte MIT) negli ultimi 5 anni si è registrato un ruolo più importante delle imprese ferroviarie private, con una crescita dei traffico del 10 % negli ultimi 4 anni (fonte: Fercargo).

Nella quota internazionale del traffico ferroviario cargo dell’Italia, il volume in importazione supera abbondantemente quello in esportazione, evidenziando una difficoltà del trasporto su ferro ad intercettare quantità rilevanti delle nostre esportazioni; questo fatto è condizionato dalla nuova organizzazione logistica delle imprese alle quali viene richiesta una sempre più crescente frammentazione e polverizzazione delle consegna al cliente finale e maggiore reattività e velocità di consegna dei prodotti.