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In logistica occorre un nuovo legame tra competenze e tecnologie

In logistica occorre un nuovo legame tra competenze e tecnologie

Le nuove tecnologie basate sulla rete internet permettono un migliore scambio di informazioni

Logistica legame tra competenze e tecnologieL’efficacia, l’efficienza e la strategicità delle prestazioni logistiche sono rafforzate e supportate dallo sviluppo di innovativi strumenti di comunicazione e informazione che permettono il coordinamento sia fisico che informativo tra i partner dell’outsourcing logistico e le parti coinvolte nel business, come fornitori o clienti. Un esempio evidente è rappresentato da internet, grazie al quale oggi le aziende possono realizzare nuove forme comunicative e di trasmissione di dati a distanza, a basso costo e in tempo reale, ottimizzando molte operazioni gestionali, come il trasferimento di documenti. Questo strumento, abbinato all’impiego dei sistemi informativi “web-based” per la gestione dei processi logistici, sistemi di identificazione automatica e sistemi wireless, permette il monitoraggio della merce viaggiante lungo tutto il percorso, fino all’arrivo della merce al cliente.

Tale rappresentazione si fa più complessa nel momento in cui la Supply Chain si ramifica a livello globale, rendendo più complicata la rete degli scambi, dove è fondamentale poter contare su nuove infrastrutture e attrezzature per rispondere alle diversificate esigenze di ordine operativo, amministrativo e normativo, in relazione, ad esempio, alla revisione delle strategie logistico-produttive o commerciali. Pertanto emerge in maniera più evidente la necessità di organizzare una rete logistica di supporto, attraverso la quale mettere in relazione quella fisica con quella informativa. In tale contesto, la logistica cessa quindi di essere considerata come una semplice funzione di trasporto e assume una valenza strategica, come elemento che contribuisce ad ottimizzare le performance dell’intera Supply Chain.

Come e cosa influenza i costi della logistica nelle aziende

Come e cosa influenza i costi della logistica nelle aziende

Per determinare quanto la logistica incida sul fatturato aziendale, sono molte le variabili che devono essere considerate

Cosa influenza i costi logisticiDefinire quali sono i fattori che influenzano l’incidenza della logistica sul fatturato aziendale, non è un’operazione molto semplice. Si tratta infatti di valutare una serie di fattori assai variabili in relazione al settore industriale, alla tipologia, numero e posizionamento geografico di fornitori e clienti, alla strategia logistica, alle capacità manageriali, al livello tecnologico e organizzativo interno (solo per citare alcune variabili).

I principali fattori che influenzano tali differenze, sono:

  • le caratteristiche del prodotto: influenzano le principali voci dei costi in analisi, ad esempio il costo di trasporto e quello di mantenimento delle scorte, sono legati a parametri quali il valore del prodotto per metro cubo e il suo peso per metro cubo;
  • le politiche adottate dalla direzione generale: acquisti speculativi, livello di servizio al cliente, ampliamento della gamma prodotti, etc., sono strategie che possono influenzare sostanzialmente i costi logistici;
  • la localizzazione geografica: influisce sulla distanza che separa l’impresa dalle sue fonti di approvvigionamento e dai suoi mercati di sbocco;
  • i canali di distribuzione: la scelta di presidiare molti canali di vendita può avere notevole incidenza sui costi logistici d’impresa, in particolare sui costi di trasporto e di mantenimento delle scorte;
  • la configurazione del sistema logistico: localizzazione degli stabilimenti produttivi, dimensionamento rete distributiva, logiche distributive (livelli rete, flusso teso, etc.), i collegamenti tra i nodi della rete (trasporti) e la scelta tra continuare a gestire la logistica “in-house” o affidandola in outsourcing ad operatori logistici multi specializzati come FERCAM.

In materia di outsourcing e del suo impatto sulla determinazione dei costi logistici, si sottolinea l’importanza all’interno delle aziende di adottare un approccio asettico nelle valutazioni, sapendo distinguere dove esistono economie di scala interne e/o skill aziendali.

I tre scenari di evoluzione del sistema distributivo aziendale

I tre scenari di evoluzione del sistema distributivo aziendale

Quali sono state le fasi di evoluzione del modello distributivo adottato dalle aziende e cosa possiamo aspettarci per il prossimo futuro?

evoluzione sistema distributivo aziendaleNel corso degli ultimi decenni, l’evoluzione del modello distributivo adottato dalla aziende è stato contraddistinto da tre scenari:

  • inizialmente le aziende controllavano con proprie strutture la gestione dei magazzini e la distribuzione fisica finale. Questo offriva un buon servizio al cliente, ma comportava dei costi fissi troppo elevati per la gestione dei magazzini e delle scorte frazionate sul territorio con evidenti rischi di non disporre del prodotto giusto nel luogo giusto;
  • con la nascita di grandi centri logistici dedicati, le aziende – specialmente quelle di grandi dimensioni –  hanno effettuato la scelta strategica di affidare in outsourcing ad operatori specializzati parte o tutta la loro distribuzione. Il risultato della completa terziarizzazione ha determinato un miglior controllo del livello di servizio reso alla clientela, una drastica riduzione dell’organico alle dipendenze dirette e la conseguente riduzione dei costi logistici, una migliore pianificazione degli investimenti aziendali, una maggiore trasparenza dei costi reali, in generale un ri-orientamento su aspetti legati alla customer satisfaction ed infine ha fornito alle stesse una maggiore leva contrattuale. Alcune multinazionali, a cavallo degli anni ‘90, e qualora le dimensioni aziendali, i volumi e frequenza di merce da spedire lo permettevano, hanno scelto di costituire una struttura logistica dedicata, per continuare ad avere un rapporto diretto con la divisione commerciale;
  • attualmente le esigenze logistico-commerciali del mercato sono profondamente mutate, il cliente non si attende solo un servizio puntuale ed efficiente, ma anche un servizio personalizzato, ad esempio in termini di affidabilità e di controllo dei tempi di resa, flessibile e con una rete di comunicazione che risponda in tempo reale sullo stato e localizzazione dei prodotti. Le aziende sono così indotte a rivedere le loro posizioni attraverso strutture “miste” che prevedono un controllo diretto delle funzioni chiave come la programmazione delle consegne e l’assistenza ai clienti con la completa terziarizzazzione di altre attività, come la gestione delle ribalte di distribuzione, la gestione del magazzino (handling), il trasporto primario e secondario verso la distribuzione.
Quale modello logistico per le PMI italiane

Quale modello logistico per le PMI italiane

Il modello logistico delle imprese italiane si differenzia da quello utilizzato da quelle di molti paesi europei, a causa delle caratteristiche delle PMI italiane.

Modello logistico per le PMI italianeTutti gli ultimi documenti, incluso il Piano della Logistica, approvato dal CIPE nel 2014 e i più recenti provvedimenti per il settore, sembrano voler confermare e affermare che la logistica è diventata un’attività strategica per l’intera economia nazionale. Nella vecchia Europa a 15 il nostro Paese si colloca al quarto posto come dimensione del mercato logistico con circa 60 miliardi di Euro; la Germania è al primo posto sfiorando i 130 miliardi, la Francia al secondo con 76 miliardi e la Gran Bretagna al terzo con 69 miliardi. La Spagna ha una fattura logistica pari a 29 miliardi di Euro.

Due sono gli aspetti che più caratterizzano il mercato italiano della logistica rispetto a quelli dei principali paesi europei:

  • lo scarso tasso di esternalizzazione delle attività logistiche
  • e, salvo poche imprese, la ridotta organizzazione e dimensione degli operatori del settore.

Si tratta di due aspetti estremamente legati ed intrecciati e che si rafforzano a vicenda. Nel nostro Paese solo il 15% delle attività logistiche viene terziarizzata, contro il 39% in Gran Bretagna, il 30% in Francia, il 27% in Germania, il 26% nei Paesi Bassi e il 21% in Spagna.

Al contrario, invece, deteniamo un primato nelle attività di trasporto che risultano terziarizzate per il 95%, contro il 94% della media europea e nella distribuzione 83% nel nostro Paese, rispetto al 65% della media europea.

In pratica in Italia vengono terziarizzate dalle PMI (Piccole e Medie Imprese) solo le attività più semplici e a minor valore aggiunto, mentre la “fascia alta” dei servizi logistici non viene terziarizzata, perché sostanzialmente non se ne comprende la valenza, ma anche per mancanza di operatori in grado di offrire soluzioni aderenti alle specifiche esigenze del mercato.

Alla radice delle carenze dal lato della domanda si trova certamente la dimensione caratteristica delle imprese industriali e della distribuzione che in Italia è assai minore a quella tipica dei maggiori paesi europei. Le piccole imprese esprimono una domanda di logistica guidata prevalentemente dall’esigenza di minimizzare i costi, piuttosto che da quella di migliorare la qualità della logistica. In altri termini, sono più condizionate dai fattori di competitività di breve periodo che da quelli di medio-lungo. Se le PMI sono scarsamente dotate di sistemi informatici e telematici standardizzati per la pianificazione delle attività logistiche, è improbabile che possano desiderare l’outsourcing logistico, nel timore di perdere il controllo dei processi produttivi.

Ancora molto diffuse sono le clausole di vendita “franco fabbrica” e di acquisto “franco destino”, che naturalmente esprimono una scarsa propensione a esercitare il controllo sui flussi di merci in uscita e in entrata.

La conseguenza di ciò è, tra l’altro, che le esportazioni e le importazioni delle PMI sono prevalentemente gestite dagli operatori logistici dei partner commerciali stranieri.

Logistica a terzi si può!

Logistica a terzi si può!

L’outsourcing può essere una soluzione per le aziende per rimanere competitive sul mercato odierno.

Logistica a terzi Outsourcing

Il crescente livello di incertezza e instabilità del mercato odierno, impone alle aziende uno spirito di adattamento strategico, culturale e organizzativo, che richiede alle medesime flessibilità, rapidità al cambiamento e capacità di rinnovarsi continuamente.

A fronte di questa situazione, le aziende che avranno capacità innovativa – intesa non solo dal punto di vista tecnico, ma in senso più ampio – saranno probabilmente le sole che potranno rimanere sul mercato. Al concetto di innovazione vanno legate anche:

  • la capacità di progettare e gestire nuove modalità di servizio al cliente,
  • nuovi contenuti e prestazioni dei prodotti,
  • nuove tecniche di produzione e commercializzazione,
  • nuovi modi per gestire il time to market
  • nuove modalità di strutturare l’organizzazione logistica, oggi elemento strategico di fondamentale importanza per la competitività sui mercati finali.

In stretta relazione a questo, si rende sempre più necessaria per le imprese una riorganizzazione interna volta a recuperare margini di efficienza e flessibilità strutturale, al fine di ottenere un’organizzazione snella tale da sostenere la competitività dell’azienda.

Si tratta quindi di individuare un’efficiente ed equilibrata combinazione tra le risorse interne ed esterne dell’azienda, valorizzando un approccio sistemico orientato a governare problematiche gestionali e strategiche.

Uno strumento gestionale attraverso il quale perseguire tali obiettivi è la pratica dell’outsourcing, che da questa prospettiva rappresenta per l’azienda un ripensamento della propria posizione competitiva nell’ambito del mercato globale o, più precisamente, una rivisitazione strategico-organizzativa delle modalità di operare, al fine di ottenere un miglioramento della performance complessiva. L’outsourcing dunque, può essere definito come una strategia attraverso la quale l’impresa esternalizza a terzi la gestione operativa di una o più fasi produttive o funzioni in precedenza svolte all’interno dell’azienda.