Uscita del Regno Unito dal Mercato Unico: l’accordo è soft
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17 febbraio 2021 - by: Silvia Pedrotti

Uscita del Regno Unito dal Mercato Unico: l’accordo è soft

Il Natale ci ha regalato un’intesa sulla Brexit, ma cosa cambia in concreto per gli operatori economici? E per i normali cittadini ci sono delle implicazioni? Con questa analisi ci proponiamo di rispondere in maniera dettagliata ai quesiti più comuni che riguardano l’uscita del Regno Unito dalla Comunità Europea.

Uscita del Regno Unito dal Mercato Unico: l’accordo è soft

La conferma di una Soft-Brexit è stato un vero e proprio regalo di Natale per le società che operano o esportano in territorio britannico e per molte categorie di beni e servizi. Festeggiano ad esempio il settore automotive e tutto il settore agroalimentare del Made in Italy che temevano fortemente un no deal e le sue ripercussioni economiche. L'accordo commerciale, raggiunto in data 24 dicembre, non prevede tariffe sugli scambi tra il Regno Unito e l'Europa continentale e non pone limiti alla quantità di merci che possono essere scambiate. Più in generale, l'intesa sulla Brexit è favorevole alla libera circolazione delle merci. 

Nonostante questa forte agevolazione degli scambi, dal 1 gennaio esportare sul mercato britannico è comunque più complicato sotto il profilo documentale e dei controlli. Le imprese della logistica, oltre a risentire di rallentamenti dovuti ai controlli stanno accusando gli alti costi doganali in termini di oneri imposti dalla dogana britannica. Tutto questo ha implicato un aumento delle tariffe anche per le aziende che commerciano con il Regno Unito. 

Le implicazioni per i partner commerciali  

Sebbene siano stati repressi dazi e tariffe, per gli operatori commerciali che intendono continuare ad avere rapporti con l’Oltremanica sarà necessario emettere formalmente ed in maniera corretta una serie di documenti per poter sdoganare la merce destinata allo scambio.  

  1. Origine delle merci e regole per gli scambi  

  • L'origine sarà determinata in base alle regole dell'accordo; saremo quindi nella sfera dell'origine preferenziale. Le regole sull'origine rendono possibile auto-dichiarare l'origine delle merci e tenere conto non solo dei materiali originari utilizzati, ma anche se la lavorazione sostanziale è avvenuta nel Regno Unito o nell'Unione Europea.  

  • Per l'attestazione di origine l'accordo prevede che sia possibile usare un’autocertificazione compilata dall'esportatore, il quale diventa quindi responsabile della correttezza del documento.  

  • La certificazione può essere resa su una fattura o su qualsiasi altro documento che descriva il prodotto originario in modo sufficientemente dettagliato da consentirne l'identificazione e può essere applicata sia a un'unica spedizione di uno o più prodotti importati che a spedizioni multiple di prodotti identici importati entro un periodo massimo di 12 mesi.  

  • Nel caso in cui il processo di produzione di un bene implichi anche l'impiego di materiali non originari delle due parti, ai fini dell'applicazione della regola del cumulo, l'accordo prevede che l'esportatore, per rendere la propria dichiarazione sull'origine preferenziale, debba acquisire la dichiarazione del fornitore, secondo il modello previsto all'ANNEX ORIG-3, che contiene la specifica dell'origine dei materiali non originari utilizzati. Tale dichiarazione può avere anche la forma di dichiarazione a lungo termine nel caso di forniture ricorrenti da parte dello stesso soggetto.  

  • Semplificando, non è necessario ricorrere ai certificati di origine non preferenziali rilasciati dalle Camere per l'esportazione verso il Regno Unito, a meno che non si tratti di merce originaria di un Paese terzo.  

  • È stato inoltre previsto dall'Accordo il mutuo riconoscimento della qualifica di AEO e Esportatore Autorizzato, aspetto quest'ultimo che faciliterà di gran lunga le procedure doganali prevedendo che si possa con autocertificazione dichiarare la conformità regolamentare per i prodotti a basso rischio e agevolazioni per altri prodotti specifici.  

  • Oltre alla dichiarazione di origine preferenziale e le relative prove d'origine, gli esportatori dell'Unione dovranno essere iscritti anche al REX ed attendere l’attivazione del Nuovo Portale Unionale. Gli operatori che risultano ancora privi del codice REX, potranno rendere la dichiarazione di origine indicando il proprio codice EORI.   

  1. Codice EORI  

È il codice identificativo per i soggetti economici nel territorio doganale dell’UE. Serve per poter effettuare operazioni doganali in import e in export e per ottenerlo è necessario registrarsi presso l’autorità doganale competente. L’EORI in Italia è composto da codice ISO alpha-2 dell’Italia “IT”, seguito dal numero di P.I o CF.  

  1. Documenti per l’importazione e l’esportazione  

Come già identificato nella check-list  disponibile sul nostro sito, per poter presentare il proprio prodotto in dogana bisogna munirsi dei seguenti documenti:  

  • Fattura commerciale o pro-forma che come minimo deve indicare quantità, qualità e descrizione della merce, la voce doganale (HS code), la resa della merce (Incoterms), il valore merce, l’articolo Iva di riferimento, EORI del mittente e del destinatario.  

  • Packing List (PL) che come minimo deve indicare il totale colli, il peso lordo / GW (gross weight), il peso netto / NW (net weight)  

  • Documento di trasporto (CMR, B/L, AWB)  

  • Dichiarazione di libera esportazione  

  • Certificati veterinari/sanitari (se previsto)  

  • Autorizzazione d’esportazione per beni DUAL USE (se necessario)  

  1. Trasporti  

  • Il trasporto di merci su strada tra l'Unione europea e il Regno Unito e viceversa continua ad essere eseguibile da parte delle imprese di trasporto italiane titolari di licenza comunitaria, avendo a bordo la normale copia conforme.  

  • Si prevede un accesso illimitato per i trasporti da punto a punto per i trasportatori che eseguono trasporti tra l'UE e il Regno Unito e viceversa, oltre a garantire il diritto di transito nei rispettivi territori delle parti.  

  • I trasporti da e per il Regno Unito possono essere altresì svolti anche con l’autorizzazione multilaterale CEMT (Conferenza Europea dei Ministri dei trasporti).  

  • L'Accordo consente anche di eseguire fino a un massimo di 2 operazioni di cabotaggio (trasporto nazionale di merci concesso ad un vettore estero) entro 7 giorni dallo scarico delle merci oggetto del trasporto internazionale destinato nel Regno Unito.  

  • Tra le agevolazioni doganali è possibile attivare da parte dei vettori il “carnet TIR”.  

  1. Carnet ATA  

A parziale rettifica della comunicazione dello scorso 15 dicembre, è stato confermato che i Carnet ATA emessi nel 2020 e ancora validi nel 2021 possono essere utilizzati per la temporanea importazione di beni in Gran Bretagna a partire dal 1 gennaio 2021.  

Le implicazioni per i cittadini dell’UE 

È indubbio che il divorzio tra Unione e UK implichi delle ripercussioni anche sulla libera circolazione delle persone che fino a poco fa era regolata tramite l’accordo di Schengen. Col 1 gennaio 2021 scatta infatti il nuovo sistema di immigrazione britannico. Per trasferirsi in Gran Bretagna sarà necessario un visto concesso solo se si ha già un'offerta di lavoro e un salario previsto di almeno 25.600 sterline (circa 28 mila euro) e con poche eccezioni in merito. 

I cittadini europei che vivono nel Regno Unito potranno ottenere lo status di residente permanente (settled status) o di residente provvisorio (pre-settled status), a seconda che vivano nel Paese da più o meno di 5 anni. Il pre-settled status è valido per 5 anni, dopo i quali è possibile fare domanda per il settled status. Per ottenere la residenza provvisoria o permanente è necessario registrarsi all’ "EU Settlement Scheme", allegando alla domanda i documenti che comprovano l’identità e la residenza nel territorio britannico. 

Sul piano dell'istruzione, il Regno Unito ha rinunciato al programma Erasmus: non solo gli studenti britannici non potranno accedervi, ma dall'anno prossimo anche i loro colleghi europei dovranno richiedere il visto per studiare in Gran Bretagna e pagare la retta universitaria come studenti non britannici. Anche per i giovani studenti che vogliono andare in vacanza studio sarà più complicato in quanto servirà un visto “breve”, il passaporto e un’assicurazione sanitaria. 

Anche i turisti saranno soggetti a limitazioni: dovranno possedere un passaporto e potranno trattenersi per un massimo di tre mesi nel Regno Unito. Un breve periodo transitorio consentirà di recarsi in Gran Bretagna con la sola carta d’identità valida per l’espatrio fino a 1 ottobre 2021. 

Il caso Irlanda del Nord 

Il caso irlandese era uno dei punti più spinosi del negoziato e si è risolto con un protocollo speciale. Gli accordi conclusi a dicembre 2020 fra Regno Unito e Comunità Europea hanno escluso l’Irlanda del Nord dai Controlli Doganali e dalle Procedure di Confine. Di fatto, gli scambi di beni tra l'Unione Europea e l'Irlanda del Nord non hanno subito cambiamenti al 1° gennaio 2021. Per evitare il ritorno della frontiera fisica in Irlanda, abbattuta grazie all'Accordo del Venerdì santo del 1998, l'Irlanda del Nord continua a far parte del mercato comune europeo. Il ritorno al Regime Doganale è pertanto valido per la sola Gran Bretagna. Per raggiungere l’Irlanda del Nord, come la Repubblica di Irlanda, con l’attuazione della Brexit è necessario scortare le merci in uscita dai porti del nord Europa con un documento di transito T2L. Questo si rende necessario in quanto il traghetto transita da acque internazionali e sarà pertanto indispensabile produrre una fattura commerciale per attestare il valore delle merci.  

È recente la notizia che il 51% dei cittadini irlandesi intervistati voglia indire un referendum che offra la possibilità di scegliere se unirsi alla Repubblica d’Irlanda e quindi passare dal Governo di Londra a quello di Dublino. Nel caso in cui questa proposta si concretizzasse con una maggioranza, Belfast farebbe scacco matto alla Regina abbandonandola e ri-entrando di diritto nel cerchio delle agevolazioni dell’Unione. A pochi mesi dall’uscita, si profila per i Brexiteers non solo un problema nella gestione della comunicazione con gli interlocutori esterni al Regno Unito, ma anche un problema di comunicazione interna al Paese che di fatto segna una profonda spaccatura. Ricordiamo che se l’unità dell’Irlanda sembra ancora un tema estremamente lontano per l’elettorato, la volontà degli scozzesi di lasciare Londra è decisamente più marcata e vicina. 

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