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30 maggio 2018 - by: Paolo Sartor

Come si può calcolare la capacità di un terminal intermodale?

Sono molteplici i parametri che intervengono nella definizione della capacità di un terminal intermodale

Tipologie di operatori logisticiI parametri che intervengono nella definizione della capacità di un terminal intermodale sono molteplici e difficili da esprimere quantitativamente, anche per effetto delle interazioni reciproche. Innanzitutto occorre distinguere il concetto di capacità operativa dalla capacità di stoccaggio. La capacità operativa di un terminal intermodale viene definita come il volume di unità di carico che possono essere movimentate e stoccate nelle apposite aree in un determinato intervallo di tempo, normalmente fissato all'anno. La capacità di stoccaggio è invece legata essenzialmente da una complessa interrelazione tra parametri fissi e statici (area di stoccaggio, mezzi di movimentazione, etc.), ma anche da una serie di variabili che possono discostarsi in funzione del grado di efficienza con il quale gli operatori gestiscono il processo, e che possono essere determinate dagli stessi per far fronte alle differenti esigenze operative che a loro si presentano. I fattori chiave che determinano la capacità operativa di un terminal sono due: capacità di stoccaggio e potenzialità delle infrastrutture, e tempo medio di sosta dei contenitori al terminal, considerando anche il periodo di accettazione dei convogli ferroviari nel fascio arrivi-partenze. La capacità massima di stoccaggio in TEU è funzione dell’area a essa destinata, ma tale valore, ancor prima del suo raggiungimento, determina fenomeni di congestione. In base a recenti studi che si basano sull'analisi delle operazioni svolte all'interno di terminal marittimi e inland-terminal, si è rilevato che il livello ottimale di utilizzazione si raggiunge quando si impiega circa il 60-65% della capacità massima di stoccaggio. Quando i tempi di sosta sono brevi le loro variazioni fanno cambiare di molto la capacità, mentre nel caso di tempi abbastanza lunghi la sensibilità della capacità al loro cambiamento è inferiore. Nel caso i tempi di sosta siano molto fluttuanti, ad esempio in condizioni di elevato utilizzo del terminal, gli operatori incontrano numerose difficoltà nella sua gestione. Da misurazioni effettuate nei principali terminal intermodali presenti in Italia si è potuto verificare che ogni binario operativo (di almeno 550-600 metri) può gestire al massimo 3-4 coppie di treni al giorno, a cui corrispondono circa 90-120 carri ferroviari che generano in funzione della tecnica e delle tipologie di traffico intermodale diversi risultati. Da recenti stime si può supporre che dimensionalmente, per ogni metro lineare di binario operativo, debbano corrispondere circa 30 m2 di area dedicata, al fine di garantire una buona organizzazione interna.
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